Professione Dj


Perché il dj non è una professione

Parlando con i colleghi e sentendo qualche fatto curioso, sento spesso lamentare quando viene chiesto “che lavoro fai?” E si risponde “faccio il dj”, così la gente ti guarda perplesso come per dire “ah cazzeggi” quindi spesso e volentieri lo si dice sottovoce con la speranza che non capiscano, oppure si è vaghi dicendo “ho a che fare con la musica” (un musicista, va già meglio!) o faccio le feste (del tipo sono un art director, wedding planner 😕 ).
Ad ogni modo non voglio fare paragoni, ma ultimamente il dito è stato puntato in modo troppo brusco sulla professione dj, basta pensare che anche il calciatore non è una professione, ma prova a dire “faccio il calciatore!”, ci sono calciatori che lo fanno per passare il tempo, altri guadagnano uno stipendio, altri sono ricchi e famosi, così come tutte le altre professioni dove non è necessario aver conseguito una specializzazione vera e propria certificata. Ma il djing purtroppo ha degli aspetti diversi e a differenza di molte professioni è stato attaccato da molti fattori che ne hanno indebolito l’aspetto rendendolo alla portata di tutti, quando non tutti sanno che la professione non si basa nel mettere la musica o nel mettere due dischi a tempo, questo può farlo chiunque, come chiunque può tirare un calcio ad un pallone e mandarlo in porta.

Con questo articolo vorrei elencare tutte le cause perché oggi il dj non può definirsi una professione, o per lo meno le cause per cui la professione del dj è stata sminuita.

– Dj Part Time

La prima causa che ha iniziato a sminuire questa attività viene fin dai tempi remoti, da quando non esisteva la tecnologia, ovvero il fatto che la maggior parte dei dj, non erano mai dj a tempo pieno. Una piccola parte era caratterizzata dallo studente degli ultimi anni delle superiori che aveva la fortuna di poter avere tutta l’attrezzatura, con tanto di mezzo di trasporto; Una parte era caratterizzata da professionisti di tutt’altro settore, appassionati di djing che grazie ai guadagni del lavoro primario acquistavano l’attrezzatura per mettersi in gioco; Mentre un’altra fetta erano quelli che iniziavano l’attività ma andavano sempre alla ricerca di un occupazione sicura mettendo in ruolo secondario quella del dj. Ovviamente ho tolto i dj che godevano di una fama nazionale cui oggi hanno fatto la storia e portano avanti un nome per anni.

– Mondo Plug&Play

La seconda causa che ha iniziato a sminuire questo lavoro è data dal fatto che l’attrezzatura ha bisogno sempre meno di manutenzione e viene usata con più facilità, ovvero, prima per fare partire un disco bisognava avere una certa manualità, mentre oggi basta premere un pulsante, ma non credo questo sia il male maggiore, infatti un giradischi prima di essere usato andava calibrato e bisognava imparare a farlo e bisognava saperlo fare, altrimenti o ti giocavi il disco e puntina, o ti saltava la puntina, oggi basta premere il tasto POWER e tutto funziona a se stante. Ovviamente la calibrazione non durava in eterno ma era necessaria anche la manutenzione periodica o comunque avere sempre l’occhio sullo stato di efficienza dell’attrezzatura. E’ vero che prima in consolle c’erano sempre problemi con i tecnici che smontavano a destra e a sinistra, ma è anche vero che le cose semplificate iniziano a diventare alla portata di tutti.

– Microwave Djs e tecnologia

E’ inutile ripetere che la tecnologia ha i pro e i contro, ma voglio ribadire che la tecnologia è utile se viene usata nel modo corretto. Mi ricordo che da piccolo mia mamma quando era pronto da mangiare affacciava dalla finestra e urlava il mio nome (e se non tornavo in tempo erano mazzate), con i telefonini abbiamo risolto il problema, purtroppo abbiamo rincoglionito però la gente che fissa lo schermo senza rendersi conto che il mangiare si stia raffreddando, e non prende nemmeno le mazzate.
La tecnologia nel djing è lo stesso, ha portato molte utilità, ovvero aumentando la creatività e le possibilità di estendere le proprie abilità tecniche, e non intesa come non far fare tutto al computer, ha facilitato il lavoro a molti dj e parlo sul fatto della mobilità. Spesso vedo nelle consolle una cascata di controller come fossero degli showcase, dove ciascun dj porta il proprio controller per suonare, da qui deduco la scarsa qualità della festa, e il fatto che in consolle ci sono quelli che fanno i diggei per passatempo.

– Troppe soluzioni accessibili

Se vuoi aprire un’attività, sai già che durante l’anno ci sono delle spese da sostenere, e in Italia non sono poche, ma se vuoi fare il libero professionista o chicchessia, devi iniziare a sborsare i soldi e investire. Stiamo parlando quindi di un professionista, e quale professionista non aprirebbe un negozio con la consapevolezza di non dover pagare le tasse o altre spese annuali?
Per il dj è diverso, ovvero le tasse si pagano e in Italia… (Censurato) … oltre alle tasse però è necessario acquistare l’attrezzatura. Tempo fa per iniziare a fare il dj dovevi spendere una barca di soldi, ci volevano i giradischi e il mixer, era quella l’unica soluzione, dovevi acquistare periodicamente i dischi, e i dischi nonostante tempo fa i generi erano di meno e un tormentone durava molto di più, andavano rinnovati. Oggi con pochi spiccioli si può “provare ad iniziare per vedere com’è fare il dj”. Professionalmente è molto mortificante, di solito si prova a vedere se si va bene nei mestieri in cui non è necessario un titolo specifico.

– Minimo d’età

Come reazione a catena quindi abbiamo la possibilità di fare suonare tutti quanti. Prima i ragazzi sotto i 20 anni o comunque minorenni venivano contattati difficilmente perché considerati ragazzini inesperti, ancora avevano tanto da imparare e se succedeva qualcosa non potevano essere all’altezza di gestire la situazione. Oggi non è così e la cosa mi dispiace, non tanto per l’età, perché non si vengono impartiti i giusti valori professionali, e da una parte vediamo ragazzini minorenni molto bravi sia perché appassionati o perché motivati o perché portati, con poca esperienza ma che andrebbero premiati, mentre dall’altro lato abbiamo il ragazzino che usa tutte le scorciatoie possibili per andare a suonare e per apparire. Vi sembra giusto? Nel mondo reale dei professionisti, viene fatto un periodo di apprendistato che generalmente lo fa chi è all’inizio e soprattutto i ragazzi giovani, dove si impara prima il valore del lavoro e poi a lavorare, oggi i ragazzini fanno come cazzo gli pare perché nessuno li punisce ma soprattutto perché non hanno voglia di imparare e se gli dici qualcosa ti guardano come per dire “si lo so già come si fa, fammi fare a me!”, e stranamente e puntualmente si ritrovano nella merda…

– Piani alti che ci marciano

Da qui andiamo all’anello successivo della catena, dove aumentando la facilità di utilizzo delle attrezzature, diminuendo i costi di acquisto, aumentando la tecnologia, diminuendo l’età minima, aumentano sistematicamente il numero dei diggei, e chi ne ha la meglio sono i rami alti come le organizzazioni che chiamano 10 djs negli eventi per metterli in competizione in base a chi porta più gente, o i gestori che fanno le gare di appalto per chi si prende di meno, ovvero tra gratis e gratis per 10 serate. A questo punto se un dj potrebbe andare gratis a suonare credo che un cameriere potrebbe andare anche gratis a lavorare, no, c’è qualquadra che non cosa.

– Scenette, pagliacciate e immagine in consolle

Con il passare del tempo la figura del dj è passata da un professionista che andava ingiro con tonnellate di robe, scaricando e caricando come un mulo, collegando cavi su cavi, e dopo aver sudato sette camicie, dopo essersi rotto la schiena, iniziare una nuova serata a volte con tanto di fretta dopo essersi cambiato al volo con noncuranza. Oggi la figura del dj viene vista come il fighetto che porta le sue pennette, che attacca alla consolle senza sforzo, circondato dalle belle ragazze che gli ballano attorno, a chi non farebbe gola una stronzata del genere? Purtroppo oggi tutti pretendono questo dalla professione dj, senza passare dalla gavetta.
Oltre a tutto ciò l’incentivo parte dalle figure alte che al posto di dare un minimo di esempio fanno i pagliacci in consolle tirandosi le torte in faccia o gettando gli oggetti da sopra. Tutto questo che immagine può trasmettere a chi è interessato a questa professione? Scoraggiare i volenterosi e incoraggiare gli esibizionisti?
Quindi categoria dj = categoria fancazzista esibizionista.
Per chiarire un pò le idee vorrei postare un video di un grande DJ che spiega la sua a riguardo (con i fatti).

– Poca unione di categoria

Più che altro la categoria del dj non è compatta, ma è l’umanità che sta iniziando ad essere sempre più fredda e meschina. Tempo fa si acquistavano i dischi e si scambiavano come le figurine, si prestavano nelle feste e si riportavano indietro, e non tutti sanno quanto si possa essere gelosi di un disco, soprattutto perché se non lo tratti bene lo rovini e non lo puoi duplicare, questo ha inculcato il concetto di “trattare le cose dei tuoi amici meglio di come tratti le tue cose”.
Oggi la categoria è molto disunita, se chiedi una mano ti prendono ingiro, ti danno dell’incompetente e spesso parla chi ne sa meno di te, si passa il tempo a rosicare a destra e a sinistra, ad esaminare i video e vedere se stava suonando davvero o per finta. Partendo da questo presupposto, sarebbe possibile creare una vera e propria categoria lavorativa?

La cosa che più di tutto mi rammarica e lo dico col cuore è che leggo tanti articoli e soprattutto di tanti professionisti che incentivano azioni a sminuire la professione del dj o comunque frasi ambigue che non dovrebbero essere pubblicate, ma purtroppo nessuno sa che molte cose vengono dette per popolarità, per un click in più, per guidare la massa.
Diffidate da chi scrive: “Per fare il dj bisogna essere giovani e creativi, per fare il dj bisogna essere pazzi, bisogna fare scena, bisogna essere estroversi, bisogna sperimentare e avere carattere”
Credo che un dj debba essere un appassionato di musica che sappia fare la sua professione, che sappia usare bene la strumentazione ed esserne padrone. Gli estroversi devono essere i pittori, le persone interessanti devono fare i tronisti, il dj deve essere una figura allegra che faccia divertire e ballare i suoi spettatori con la sua musica e il suo carisma.

Per concludere volevo raccontarti un piccolo “aneddoto” che se vuoi puoi anche saltare.
Quando dovevo partire per il militare ogni persona di cui gli parlavo mi diceva: “ah anche io ho fatto il militare” raccontandomi le sue esperienze personali inverosimili.
Quando facevo il cameriere, il dj che suonava nello stesso locale mi ha detto: “anche io ho fatto il cameriere, ma non ti preoccupare, la fortuna prima o poi arriva anche per te”.
Sono andato a suonare in un locale, e mentre stavo collegando l’attrezzatura mi ha detto un cameriere “bassa un po gli alti, sai ne capisco, anche io ho fatto il dj, poi ho deciso di fare sul serio”.

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Mi piace la musica, mi piace creare note, suoni ed armonie, amo combinare il tutto per sentirne il risultato e gioire così del mio operato. Non è detto che per essere bravi bisogna per forza essere dei geni, si può creare anche senza spartiti, quello che ci deve guidare è la nostra passione, che alimenta la creatività. Ogni strumento che sia una corda, un tasto, un disco, un pulsante può essere usato per creare un’opera, che sia una composizione, o un semplice passaggio fatto bene. Spero mi seguirai attraverso le righe di una cultura che non tutti sanno interpretare nel giusto verso, ma alla fine uscirà fuori solo chi sa muoversi seriamente. Ti do il benvenuto e spero che un giorno potrai dire a tutto il mondo che ti sarò stato utile in qualche modo. Il mio blog è rivolto a tutti, maschi e femmine, parlo al maschile e voglio quindi evitare futili ripetizioni del tipo “o/a” , “i/e” .

3 commenti

  • Sabino
    6 maggio 2015 at 18:50

    Complimenti , hai descritto benissimo lo status attuale del diggei: dal professionista al fancazzista

  • Sabino
    6 maggio 2015 at 18:46

    Quanto hai ragione perbacco !!!

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