Passare al digitale per diventare un digital dj


Passare al digitale conviene?

Passare al digitale non è per niente facile, è un’arma a doppio taglio. Oggi le nuove generazioni sono tutte made in digital, ma le vecchie generazioni sono quelle basate sul concetto old school, da qui abbiamo la nuova generazione preparata al digitale ma tecnicamente ignorante, mentre la vecchia generazione tecnicamente preparata ma restia nel trasferirsi al digitale per molte paranoie che elencherò.

<!– Inizio breve storiella della mia vita, puoi anche saltare questo punto se hai fretta
Sono stato sempre un dj che amava la musica, e amava mettere la musica a tempo con due giradischi o due cdj, il primo cambio, quello tra giradischi e cdj mi è stato molto difficile accettarlo, io volevo un disco con il quale potessi toccare e manipolare, la joghwhell è sempre stato un elemento freddo per me, ma il concetto non cambiava: Mettere a tempo due brani.
Francamente questo concetto mi aveva annoiato e reputavo fosse ormai diventato scontato, cercavo un po’ di creatività che non riuscivo a trovare, provai con le funzioni offerte dai cdj quali loop o punti hot cue, ma non sentivo la vera essenza creativa, oltre al fatto che l’acquisto di un cdj super accessoriato costava molto e non potevi portarli ovunque, spesso nei locali non trovavi il modello identico al tuo o spesso non avevi la possibilità di portarti dietro ciò che avevi preparato a casa.
Iniziai a stuidare un compromesso tra l’analogico e il digitale, ma era “giusto per dare un’occhiata” rimasi tanto tempo a studiare e capire cosa mi occorreva per quello che avrei voltuo fare.
Quando acquistai la mia prima scheda audio, lo feci perché mi venne proposta un occasione da prendere al volo, la trovai super scontata, quindi la presi e la misi da parte per un pò, mi feci coraggio e iniziai a montarla e a provarla dopo tantissimi tentativi andati a male, (non era come oggi che colleghi, e si interfaccia tutto da solo).
I risultati erano buoni ma non mi soddisfavano, quindi a casa cercavo di usare la mia scheda audio, ma quando uscivo, mi portavo la borsa dei cd dietro.
Ma pensando bene a quello che stavo facendo, io sono un tipo scioccamente ordinato, e ho sempre avuto la giusta familiarità con le borse dei cd, ma spesso mi incasinavo nel trovare un brano o nel rimettere a posto il cd, insomma mi perdevo nel mio disordine.
Dopo più di sei mesi ebbi l’opportunità di uscire con la mia consolle e la sfruttai per collegarci la scheda audio, ancora mi ricordo come se fossi ieri, mi facevo mille paranoie, non potevo affidare le mie serate ad un computer!
Da quella sera diventammo amici inseparabili, non uscivo più senza mac e scheda audio, e ogni volta che andavo a suonare rendevo sempre la vita complicata a tutti gli altri colleghi, gli scollegavo i cavi del mixer per mettere il mio sistema, spostavo (phono / line), i cambi dj erano sempre esasperati e dovevo stare li sobrio a controllare che le impostazioni erano quelle giuste, alcune volte sbagliavo nelle impostazioni, alcune volte non trovavo impianti che si interfacciavano al timecode, alcune volte venivo mandato a fanculo.
Oggi tutti questi personaggi oscuri, sono quelli che suonano con un macbook e la scheda audio, non voglio vantarmi di essere stato il primo ad usarlo, ma almeno sono felice che grazie a me molti di loro hanno conosciuto una nuova strada, quella del digitale, altrimenti ancora andavano ingiro con le borse piene di cd.
Nello stesso tempo devo dire che ho avuto un attimo di demoralizzazione perché alcune volte le schede non si interfacciavano e quindi ho imparato anche ad arrangiarmi con i cd o con le pennette, il che significa che comunque la mia base da old school l’ho sempre mantenuta, e sempre la manterrò.
<!– Fine della breve storiella della mia vita puoi iniziare a leggere le cose serie da qui in poi

Dopo tutta questa favoletta che spiega una parte della mia vita voglio invitarti ad una riflessione:
Il digitale non è la soluzione a molti dei problemi, e come ho detto prima, spesso rappresenta un’arma a doppio taglio. Il digitale serve solo a chi ne ha realmente bisogno. Mentre l’intoppo principale del digitale sta nel fatto che non sempre chi ne abbia bisogno riesca a familiarizzarci, non ti è mai capitato di vedere un manager con uno startac degli anni 90? Beh, quello è il classico tipo che nonostante il suo lavoro gli impone di usare la tecnologia, lui è tecnologicamente negato, e preferisce mandare una lettera per posta anziché aprire un’applicazione del suo smartphone e mandare una mail.

Tirando le somme, a chi serve il digitale?

  • Il dj producer senza ombra di dubbio
  • Quello che sta sempre aggiornato sulle nuove tecniche
  • Quello che sa imparare velocemente l’uso di un software
  • Quello che sa come si fa un collegamento e non che collega il cdj al mixer mnemonicamente
  • Il creativo, quello che non si accontenta di fare un semplice passaggio ma vuole di più
  • Quello che suona, quello che ha sempre amato campionare i suoni e riprodurli.
    Ai vecchi tempi venivano usate delle tastiere che facevano da campionatoti, oggi ci sono i drumpad
  • Gli ambulanti, quelli che preferiscono portarsi dietro tutta la loro roba, quindi piccola valigetta con tutto il necessario.

A chi non serve il digitale

  • Chi ama ascoltare la musica e farla ascoltare
  • Chi vuole mixare due o tre canzoni in modo sobrio
  • Chi si accontenta di far un passaggio senza pretese, l’importante è scegliere la musica giusta, farla ascoltare, e farla ballare
  • Chi ama la semplicità e il vecchio stampo, quindi di tutto ciò ne fa un culto e ne preserva una giusta tradizione
  • Chi non ha familiarità con la tecnologia, ovvero chi non riesce proprio ad assimilare il concetto, o chi deve repentinamente contattare qualcuno per qualsiasi manovra tecnologica o a livello di software. E’ molto importante capire questo concetto e valutare quanto è necessario l’aiuto di un’esperto in materia: Per le operazioni di base (configurazione, aggiornamenti)? Per gestire i cambiamenti? Per risolvere piccoli problemi durante la serata che si possono sormontare? Per risolvere problemi critici che impediscono di andare avanti?

Migrazione dall’analogico al digitale, frustrazioni più comuni

  • Non posso affidare le mie serate ad un computer. Sbagliato, tutto funziona come un computer, il giradischi ha una scheda elettrica che si può rompere da un momento all’altro, così come gli altri componenti
  • Da un momento all’altro la situazione potrebbe degenerare e non so cosa fare. Se non sai cosa fare significa che non sei pronto, se non funziona un elemento devi metterti in condizione di saper continuare una serata con i cd, con le penne usb, o con quello che vuoi tu
  • Non sempre i software sono gestibili, potrebbero presentarsi situazioni nuove. E’ vero, basta che venga cambiata la configurazione audio per trovarsi su un ambiente diverso, quindi è necessario conoscere bene il software che si sta usando e studiare bene i suoi aspetti generali e che riguardano le configurazioni, insomma, ogni cosa va studiata, non è un telefonino che provi a casaccio ad andare nelle funzioni, ma uno strumento professionale da studiare, se cerchi la semplicità di utilizzo, schiacci due pulsanti e ok, il digitale come detto sopra non fa per te
  • Non so come funziona. O vuoi o non vuoi, se vuoi devi studiare bene, se non vuoi rimani all’analogico
  • Non sono convinto se realmente mi potrebbe servire. Stesso discorso di prima. Prima di passare al digitale devi informarti bene se ti serve e se è quello che può fare al caso tuo

Conseguenze di una scelta sbagliata

Spesso si passa al digitale “per avere più funzioni” per cambiare, “vediamo di cosa si tratta”, per smanettare, per noia, e spesso nella maggior parte dei casi non si ha ne il tempo ne la voglia di imparare a studiare un software e la cosa ancora peggiore che la maggior parte dei software sono in inglese, e i manuali sono in inglese, quindi “ciao”, come direbbe qualcuno. Allora si inizia ad andare alla rinfusa e toccare tutto ciò che sembra funzionare, tutto ciò che sembra suonare, a volte si fa bene ma non si ricorda poi come si è riusciti a fare quello che si è fatto bene, e non lo puoi più ripetere quindi continui ancora con lo smanettamento finchè non perdi la pazienza e ci abbandoni, e cosa hai guadagnato? Nulla. Cosa hai perso? tempo e soldi.

Riflessioni finali

La tecnologia come su tutti gli altri aspetti ha portato un cambiamento nel mondo del djing. L’arte nativa era quella di mettere a tempo due dischi, mentre oggi lo fa il software, ma questo non significa che debba fare tutto lui, infatti il software è nato per facilitare e automatizzare molte operazioni dando spazio ad altre tecniche più creative. Purtroppo questo concetto è stato molto frainteso, perché la tecnologia ha consentito l’accrescere dei bimbiminkia che tutto fanno, tranne che il lavoro del dj, ovvero il tronsita, il ballerino, l’attore, il corteggiatore e via dicendo. Conseguenza di ciò, che viene fatta una discriminazione globale su chi usa un software attaccato ad un controller o addirittura ai giradischi, senza fare la differenza di chi usa un software per mettersi in mostra e mascherare la propria incompetenza, con chi lo fa perché ha la capacità di sfruttare le vere potenzialità del digitale. Purtroppo questo in Italia non si capisce, perché poche persone sanno come si usa realmente un software ovvero non si soffermano a mixare due canzoni ma ne sfruttano a pieno le reali potenzialità ma che purtroppo vengono mischiati coni bimbiminkia solo perché usano il computer.
Purtroppo è anche vero che chi suona con un paio di vinili conferisce un alto indice di professionalità e di competenza, mentre chi usa un computer non si potrebbe dire altrettanto e quindi e come se ci si sentisse garanti della professionalità, avere il potere di attestare la superiorità e facendone anche la discriminazione, anche se non è detto che chi sta dietro un computer non potrebbe essere un dj vecchio stampo convertito al digitale, o comunque una figura preparata.
Quindi alla base di tutto ciò dovrebbe vigere il rispetto reciproco per il dj vecchio stampo che suona con i vinili, e il dj che suona con il software, il discorso di professionalità sarà da valutare a priori, partendo dal riscontro verbale, e se non sai di cosa sto parlando leggi qui, e finendo ad un riscontro pratico.

Voglio finire con una piccola riflessione professionale. Non credere che il vecchio stampo fra pochi anni sarà destinato a finire, ma è una scia che sarà destinata a continuare se non ad aumentare anche se in modo sensibile. Credo che alla base di un dj digitale debba esserci un’ottima professionalità, un’ottima preparazione e credo che sia categoricamente necessario sapere suonare in maniera tradizionale, successivamente subentra il fattore esperienza e cultura musicale, il software è solo un mezzo per…

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Mi piace la musica, mi piace creare note, suoni ed armonie, amo combinare il tutto per sentirne il risultato e gioire così del mio operato. Non è detto che per essere bravi bisogna per forza essere dei geni, si può creare anche senza spartiti, quello che ci deve guidare è la nostra passione, che alimenta la creatività. Ogni strumento che sia una corda, un tasto, un disco, un pulsante può essere usato per creare un’opera, che sia una composizione, o un semplice passaggio fatto bene. Spero mi seguirai attraverso le righe di una cultura che non tutti sanno interpretare nel giusto verso, ma alla fine uscirà fuori solo chi sa muoversi seriamente. Ti do il benvenuto e spero che un giorno potrai dire a tutto il mondo che ti sarò stato utile in qualche modo. Il mio blog è rivolto a tutti, maschi e femmine, parlo al maschile e voglio quindi evitare futili ripetizioni del tipo “o/a” , “i/e” .

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