Il fading, la dissolvenza


La dissolvenza

Dopo aver trattato il beatmatching in modo spartano e crudo, iniziamo a dare forma ai nostri mix entrando nel vivo della tecnica e raffinando quello che dovrebbe essere la base del mixaggio fatto in modo più abbellito e coerente introducendo la tecnica della dissolvenza.
Non che il beatmatching fatto tra i periodi esterni delle tracce (intro-outro) sia da scartare, ma spesso è necessario rendere un po’ più complessa questa tecnica per fluidificare il passaggio con l’intero set, insomma, non è bello se ad una serata ogni passaggio che fai si sentono quei 30 o anche di più secondi di sola batteria!


La dissolvenza consiste nell’agganciare la traccia che sta girando in un punto preciso facendo partire quella in preascolto per poi sfumare la traccia master abbassando gradualmente il volume. Questa tecnica necessita di una buona conoscenza della metrica innanzitutto, e successivamente della canzone stessa che va studiata a priori. Quindi è fondamentale capire i punti in cui è possibile fare partire la traccia dall’intro che è composto da un periodo di 16/32 battute, e questo significa che il punto della traccia master in cui tu debba far partire la traccia in preascolto deve essere formato da un periodo di almeno 16 battute, le quali dopo si ha un altro periodo che ti consente di poter fare la sfumatura, che sarà composto di sola batteria, o anche strumentale o di uno stacco, mentre ovviamente eviterai di fare la sfumatura sul ritornello cantato in genere.

La tecnica

  • Il brano master sta suonando sul deck B quindi avrai il brano in preascolto sul deck A;
  • Prepara il brano in preascolto con la stessa battuta di quello in ascolto con la tecnica del beatmatching;
  • Aspetta il punto in cui devi fare l’aggancio, arrivato a tale punto fai partire il brano a tempo con il volume del deck A (ovvero del brano in preascolto) abbassato;
  • Alza gradualmente il volume del brano in preascolto curando che le battute coincidano sempre, fai concludere il periodo del brano in ascolto e inizia ad abbassare il volume gradualmente dello stesso brano in ascolto ovvero quello del deck B.

Varianti

Ovviamente detto così sembra una tecnica molto fredda e poco espressiva, e questo ci differenzia dalle macchine. Infatti la sfumatura della dissolvenza va adattata ai periodi del brano e alla composizione ritmica degli stessi brani, a volte potresti partire con il volume del brano in preascolto quasi al limite, soprattutto se non hai un basso invadente o se non hai proprio un basso ma anche solo gli snare (la botta del tom o rullante), o solo la voce, mentre non è detto che tu debba abbassare gradualmente il volume del brano in ascolto, ma potresti abbassarlo tutto di un colpo a fine periodo, soprattutto se hai uno stacco dopo il quale è necessario tagliare il brano o se hai un cambio di strumento che potrebbe impasticciare il mix, stesso discorso vale se il brano in uscita inizia ad aumentare di corposità ritmica. In definitiva il taglio dei volumi è una cosa molto soggettiva ed intuitiva e soprattutto rapportato all’andamento della canzone, dove dovrai decidere tu l’intensità dei volumi in entrata ed in uscita in base alla tua conoscenza ed esperienza.

Le sfumature dei volumi in genere vengono fatte tramite i cursori del mixer, ma è possibile farli anche tramite il crossfader a patto che sia impostato con un taglio morbido e non netto, e quindi muovendo il crossfader da un canale all’altro (o da un estremo all’altro) si può gestire ugualmente la sfumatura, in gergo il movimento in cui si debba alzare il volume del brano in preascolto, quindi il brano entrante viene detto Fade-In, mentre il movimento che consiste nell’abbassare il volume del brano uscente ovvero quello master viene detto Fade-Out, e da qui è possibile anche annotarsi questi valori (o impartirli ad un software), se ad esempio vuoi far partire il brano in preascolto con il cursore a metà, puoi segnarti il valore Fade-In = 50% , oppure prendiamo un altro esempio, potresti impostare i punti Fade-In/Out su una traccia in modo tale da riuscire a gestirti i tempi della sfumatura.

Accorgimenti

  • Sicuramente le prima volte ti verranno degli impiastri fenomenali, voci che si sovrappongono, strumenti che non si capisce a quale traccia appartengono, non perderti d’animo, e ricordati che non sempre il punto giusto è quello calcolato col metronomo, ma prova altri punti rispettando la metrica. Provare e riprovare sono ottimi presupposti per farti capire tante cose e farti acquisire molta esperienza;
  • Il beatmatching è basilare qui, ma verrai messo a dura prova, non saprai cosa fare per primo, se controllare la battuta o giocare coi volumi, se proprio ancora non arrivi a gestire la cosa, procedi per gradi, prima calibrati bene la traccia in preascolto in modo preciso, anche usando il beatcounter, il sync o quello che vuoi tu, fai finire anche la canzone se necessario e la rimetti daccapo, quando hai la certezza che entrambi i brani coincidono, prova ad agganciare le tracce e quindi prova a fare il passaggio, senza nessun aiuto questa volta;
  • Se proprio non riesci a gestire il tutto, fai una prova con gli stessi brani tenendo entrambi i pitch in posizione zero, come suggerito negli articoli per newbies;
  • Quando fai il passaggio, la cuffia è fondamentale solo ed esclusivamente per controllare se la battuta coincide, successivamente devi toglierla e sentire il risultato finale sull’uscita o sulla cassa spia in modo tale da poter capire cosa stia succedendo in uscita;
  • Non usare brani con strutture diverse per imparare questa tecnica, ma limitati ad usare dei brani molto semplici e minimali composti da strumenti semplici. Mano mano potrai passare a generi più complessi strutturati con diversi periodi;
  • Se un passaggio ti riesce bene, potresti provare a farlo su un altro punto della canzone, in modo tale da poter capire molto di più su questa tecnica. Chiediti sempre perché qui il passaggio ci sta e su quest’altro punto non ci sta proprio?
  • Se non riesci a coordinare i volumi delle tracce con i fader del mixer, prova con il crossfader dove con una mano e un solo spostamento controlli due volumi, successivamente ripeterai il tutto con i fader.

Questa è una tecnica molto usata nel clubbing in quanto le canzoni sono molto minimali e sfumandole si percepisce pochissimo il cambiamento, ma rimane il fatto che per alcune canzoni molto complesse, la dissolvenza non è la tecnica ideale, ma è necessario usare dell’altro, alla fine ti sarai mai chiesto come mai ci sono tanti pulsanti sul mixer, al contrario sarebbero bastati due volumi  e un crossfader, (e i gain se proprio li vogliamo mettere  😉 )

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Mi piace la musica, mi piace creare note, suoni ed armonie, amo combinare il tutto per sentirne il risultato e gioire così del mio operato. Non è detto che per essere bravi bisogna per forza essere dei geni, si può creare anche senza spartiti, quello che ci deve guidare è la nostra passione, che alimenta la creatività. Ogni strumento che sia una corda, un tasto, un disco, un pulsante può essere usato per creare un’opera, che sia una composizione, o un semplice passaggio fatto bene. Spero mi seguirai attraverso le righe di una cultura che non tutti sanno interpretare nel giusto verso, ma alla fine uscirà fuori solo chi sa muoversi seriamente. Ti do il benvenuto e spero che un giorno potrai dire a tutto il mondo che ti sarò stato utile in qualche modo. Il mio blog è rivolto a tutti, maschi e femmine, parlo al maschile e voglio quindi evitare futili ripetizioni del tipo “o/a” , “i/e” .

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